Tutti i segreti del Pomelo!

(16-05-2017)


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"Quando ci si trova per la prima volta faccia a faccia con un pomelo,

così grosso e pesante, si ha modo di sperimentare sulla propria pelle
come ci si sente ad essere l'ultimo dei lillipuziani al cospetto
del gigantesco Gulliver! Eh si, perché nonostante le rassicurazioni
a cui da tempo le nostre donne ci hanno abituati, quello che all'inizio
colpisce di più in un pomelo sono proprio le dimensioni, e credeteci quando
affermiamo che in questo caso, le dimensioni, contano eccome:
con un diametro di ben 30 cm ed un peso che spesso arriva a superare i 10 kg,
per molti di noi europei il pomelo rappresenta una delle più grandi
e succose novità gastronomiche delle ultime stagioni. Andiamo con ordine però,
iniziando prima a farne una rapida conoscenza, e poi ad approfondirne alcuni
degli aspetti più interessanti. Di origine asiatica, la pianta del pomelo,
conosciuta anche come "pummelo" o "pompaleone", dal nome scientifico "Citrus Maxima"
o se preferite "Citrus Grandis" fa parte, insieme a quelle del mandarino e del cedro,
dello stesso ceppo dal quale si sono sviluppati - cammin facendo -
tutti gli agrumi oggi più conosciuti e consumati. Vera prelibatezza in Cina,
tanto che è fin troppo scontata la sua presenza sulle tavole
dei nostri fratelli dagli occhi a mandorla, apprezzato sia in fresche
insalate di frutta e di verdura che in gustose macedonie,
piuttosto che in succhi particolarmente dissetanti ed energetici,
del pomelo non si butta via proprio nulla. Ne sono una "dolce"
testimonianza i tanti canditi realizzati con l'utilizzo della sola buccia,
particolarmente ricca di vitamine, o dei benefici oli essenziali,
estratti anch'essi sempre dalla buccia. Ma del pomelo vengono utilizzati
con grande soddisfazione anche i fiori, soprattutto per la produzione
di profumi straordinari che fanno parte della tradizione vietnamita.
Per non parlare del legno duro e pesante, ma di una grana così fine
e compatta da renderlo perfetto alla realizzazione di manici per utensili.
In Brasile, poi, c'è addirittura la curiosa abitudine di raccogliere
la gomma, che stagionalmente trasuda dal tronco dell'albero,
e d utilizzarla come un potente rimedio naturale contro la tosse.
Ma torniamo a concentrarci sul frutto. Proprio come un'arancia o, meglio,
come un pompelmo, il frutto del pomelo esternamente appare come
un qualsiasi altro agrume, enorme, e in alcune varietà leggermente allungato
in prossimità del picciolo, a ricordare una sorta di grande e grossa pera tonda,
dalla buccia liscia e lucida, e di un colore che va dal verde al giallo paglierino,
per arrivare all'arancio accennato quando raggiunge il massimo grado di maturazione.
Internamente è protetto da uno spesso strato di materiale bianco e spugnoso,
detto albedo, posto subito sotto la parte più esterna della buccia,
con una concentrazione maggiore in corrispondenza del picciolo.
Una volta che il frutto è stato mondato della buccia
e dello spesso strato di albedo, appaiono in tutta la loro
imponente maestosità i singoli spicchi: metterli a confronto con quelli
di una banale arancia o di un comune pompelmo aiuta non poco
a rendere l'idea di quanto possano essere giganteschi.
La polpa del pomelo risulta essere più dolce rispetto a quella di una arancia
o di un pompelmo, e molto meno acida. Indipendentemente dalla varietà,
dal sapore, dal colore della buccia esterna e dal grado di maturazione
raggiunto, il pomelo, una volta aperto - cromaticamente parlando -
può riservarci delle sorprese. E' possibile, infatti, che la polpa
sia di un colore che spazia dall'avorio al giallo paglierino,
dal rosa più delicato fino al rosso, decisamente più acceso.
Infine, è importante ricordare che pur trattandosi di una pianta
che produce agrumi, e che quindi alle nostre latitudini
saranno disponibili sul mercato soprattutto nei mesi più freddi,
con l'importazione diretta dai paesi d'origine questo problema
è stato del tutto superato, e di fatto oggi il frutto del pomelo
lo si trova nei supermercati per gran parte dell'anno..."


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Le Piante Grasse: lo sapevate che?
(08-05-2017)

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"Lo sapevate che le piante grasse sono fra le spece di cui non è possibile
risalire a una datazione certa della loro comparsa sulla terra perché,
ad oggi, non si hanno ancora dei reperti fossili attendibili?..."

"Lo sapevate che le piante grasse contano più di 10.000 tipologie,
tutte molto diverse fra loro, soprattutto per quello che riguarda
le dimensioni e il grado di adattabilità al territorio?..."

"Lo sapevate che le piante grasse riescono a difendere l'enorme capitale
d'acqua, gelosamente custodito al loro interno, proprio grazie alle spine che,
di fatto, scoraggiano anche gli attacchi dei predatori più temerari?..."

"Lo sapevate che le piante grasse sono state fra le prime spece autoctone
ad essere utilizzate per la produzione della migliore tequila messicana?

- Lo sapevate che le piante grasse, con tutta propbabilità, furono chiamate
per la prima volta "kaktos" - che significa letteralmente "piante con spine" -
nella Grecia antica del 500 a. C.?..."

"Lo sapevate che le piante grasse sono così rotonde e morbide
per l'esigenza di immagazzinare e conservare il più a lungo possibile
tutta l'acqua che possono, in previsione di tempi difficili?..."

"Lo sapevate che le piante grasse, proprio per questa loro prerogativa
di ruscire a sopravvivere negli ambienti più proibitivi, sono le preferite
da chi - per sua stessa ammissione - è sprovvisto del proverbiale pollice verde" ?..."

"Lo sapevate che le piante grasse vedono nel ristagno dell'acqua utilizzata
per innaffiarle la causa principale della propria morte, e che per questo
bisogna porre sempre molta attenzione al modo e alla frequenza con cui le si bagna?..."

"Lo sapevate che le piante grasse per le popolazioni precolombiane
hanno rappresentato una vera e propria manna dal cielo, poichè ne godevano
appieno mangiandone i frutti, i fiori e la polpa, con la quale
riuscivano anche a dissetarsi, senza contare, poi, che con le spine migliori
realizzavano buoni ami per la pesca e con le fibre più resistenti
degli indumenti indispensabili alla sopravvivenza?..."

"Lo sapevate che le piante grasse sono state al centro di uno studio
effettuato nel Regno Unito, che ha dimostrato come la loro semplice presenza
all'interno degli uffici di diverse società, abbia incrementato la produttività
degli impiegati - ovviamente all'oscuro di tutto - di un buon 15% ?..."


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Anonimo#1 alle ore 23:03 del 09-05-2017 commenta: "Molto bello"







L'Orto di Nemo:

tutt'altro che un buco nell'acqua!
(14-09-2016) 


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"Immersi in un'atmosfera degna del mitico "Nautilus",

del celebre romanzo "Ventimila leghe sotto i mari" di Verne, si sta portando avanti un progetto
tutto italiano grazie al coraggio
di una società, la Ocean Reef, e alla fantasia del suo fondatore
Sergio Gamberini: coltivare gli ortaggi sotto la coltre d'acqua marina! Quello che da tempo sta attirando
le attenzioni di tutta la stampa,
sia nazionale che internazionale, come dicevamo è un progetto ambizioso,
che dopo un primo momento di test sta finalmente registrando risultati incoraggianti,
che non stanno mancando di entusiasmare
 acquirenti da tutto il mondo.
L'idea
è semplice quanto ingegnosa: installare piccole serre/laboratori,
ad una profondità di circa 8/10 metri, a 100 metri circa dalla costa, dove dare il via a coltivazioni,
al momento soprattutto di basilico e insalata
(ma si stanno già affrontando sperimentazioni su radicchio,
timo, origano, zucchine e spinaci) per promuovere un'agricoltura ecosostenibile e dai costi contenuti.
In bolle d'aria di plexiglass, ancorate al fondo marino, definite biosfere, alimentate a pannelli solari
ed
equipaggiate con sistemi di monitoraggio che controllano dalla temperatura all'illuminazione,
dall'umidità alle emissioni di ossigeno e di anidride carbonica
, crescono così, rigogliose,
le prime piantine di terra
coltivate senza mai aver sbirciato sopra il pelo dell'acqua.
E la cosa, con grande meraviglia di tutti, sembra funzionare alla grande. All'interno delle biosfere, infatti,
il problema dell'approvvigionamento
idrico non esiste in quanto il calore interno porta naturalmente
a creare della condensa che non solo annaffia nella giusta misura le piantine ma allo stesso tempo
ne "dolcifica" la qualità,
togliendo il sale in eccesso. Non dimentichiamoci poi che l'acqua
fa da scudo contro tutti quei parassiti presenti in gran numero in superficie, da qui l'opportunità
di fare a meno di prodotti chimici rispettando
al 100% il fattore biologico. È stato riscontrato, inoltre,
che a parità di tempi le piantine cresciute nelle bolle sviluppano prima e meglio delle compagne sulla terraferma.
Insomma, le prospettive per il futuro sembrano essere più che radiose. Una volta sviluppato un modello stabile,
potrebbe rappresentare davvero un'alternativa ideale per lo sviluppo agricolo in aree
depresse o fortemente
penalizzate dalle condizioni geografiche avverse alle colture.
Il primo raggruppamento di biosfere operative e monitorate si trova qui in Italia,
precisamente a Noli, in provincia di Savona, in Liguria..." 

Per tutti i curiosi che vogliono saperne di più mettiamo alcuni link:

  - sito ufficiale del progetto;

  - monitoraggio in diretta web delle biosfere; 



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Un Bouquet... È per tutta la vita!
(25-07-2016)
 

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"Lo sappiamo bene, il giorno del matrimonio rappresenta per ogni donna una meta ambita.  
E come tale sappiamo bene anche quanto sono importanti i ricordi legati al matrimonio,
e con loro tutti quegli oggetti conservati con una attenzione particolare, perché incarnano  
l'essenza stessa del matrimonio, diventandone il simbolo: primo fra tutti quello del bouquet!
C'è chi sceglie, come nella più classica delle tradizioni, di lanciare il proprio bouquet
all'indirizzo delle "signorine" più impenitenti di turno, o di scomporlo, così da poter regalare
i singoli fiori ad ognuno degli invitati. C'è poi chi decide di conservarlo, con gelosia,
badando bene ad averne cura nel migliore dei modi e confidando - forse troppo -
nel tocco "gentile" del tempo. Tutto inutile: purtroppo, nella maggioranza dei casi,
il nostro bouquet sarà destinato ad una fine ingloriosa, perdendo di volume,
di tonicità, di colore, rinsecchendo fino a scomparire, disfacendosi irrimediabilmente...
Questo almeno accadeva fino a ieri, perché oggi, invece, la soluzione in grado
di garantire una vita lunga e felice al nostro bouquet c'è e si chiama "Wedding Bouquet Preservation".
È un procedimento piuttosto complesso, a metà strada fra la tecnologia e l'artigianato.
Ma di cosa si tratta in soldoni? 
Si tratta  di affidare per tempo il nostro bouquet a un'equipe,
che ne fotograferà, 
da tutte le angolazioni e fin nei minimi dettagli, la costruzione, prima di smontarlo,
fiore per fiore, elemento per elemento, badando bene a conservare con cura tutte quelle parti
che ne hanno 
impreziosito il confezionamento originale, come spille, perle, nastri e quant'altro;
portare rapidamente i fiori e le foglie ad una temperatura di -50°, togliendogli infine l'aria attorno,
che grazie a un processo definito di "sublimazione" trasformerà il ghiaccio venutosi a formare in vapore,
libero così di abbandonare in modo delicato tutti i fiori e le foglie, creando - di fatto -
una sorta di essiccazione che ne conserverà come per magia tutto il fulgore originale.
Solo a questo punto si procederà alla "ricomposizione" del bouquet come da originale, intervenendo,
laddove necessario, con qualche leggero ritocco sul colore, avendo le foto come riferimento.
Il risultato finale è straordinario in quanto si ottiene una copia perfetta del bouquet, così com'era
prima dell'intervento, ma con la garanzia di vederlo preservato nel tempo nella stessa freschezza.
Di solito il nuovo bouquet viene posto all'interno di teche da tavolo o quadri in vetro da appendere
alle pareti, per impedire alla polvere e all'umidità di intaccarne la bellezza.  
In Gran Bretagna questa pratica esiste da tempo ed oggi non sono poche le aziende
che provvedono a tutto, dal ritiro alla consegna del prodotto finale, per una spesa che varia
dalle poche decine di euro ad un massimo di qualche centinaia.
Basta digitare su un qualsiasi motore di ricerca le parole "Wedding Bouquet Preservation"
per essere letteralmente sommersi dalla mole delle proposte e dei servizi offerti..."


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Kokedama: l'arte nipponica

della sospensione 'verde' a 360° 
(06-07-2016) 
 

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"Kokedama è il nome di una tecnica di coltura dei Bonsai
che affonda le proprie radici nell'antico Giappone del 1600,
e che pone al centro della propria essenza la sostituzione
del classico vaso in terracotta con una palla d'argilla e torba, 

ricoperta di muschio, in grado di custodire tutto l'apparato radicale.
Non a caso il termine
 "kokedama" in giapponese significa
 letteralmente
 "palla di muschio". Qualche volta la sfera
ottenuta, anche grazie all'aiuto di uno spago, viene adagiata

su di un supporto che ne esalta le forme, o semplicemente appesa
a dei ganci, creando una sorta di magica sospensione fluttuante. 
L'effetto raggiunto è molto suggestivo e non manca mai 
di affascinare chi vi assiste con stupore, apprezzandone tutti gli aspetti.
C'è chi si è spinto oltre, inserendo all'interno del muschio un magnete
che contrapposto ad un altro, opportunamente appoggiato a terra, 
regala allo spettatore un'illusione assolutamente perfetta!
Ancora una volta le immagini valgono più di mille parole!..." 

 

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Tutti i semi del mondo

al sicuro per migliaia di anni!
(05-06-2016)
 

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"Lo sapevate che esiste un posto dove tutti i semi del mondo vengono raccolti,
stipati in contenitori a prova di umidità, e mantenuti fra una temperatura
che oscilla dai 18 ai 30 gradi sotto lo zero, allo scopo di sospenderne il ciclo vitale
per un lasso di tempo che può arrivare a coprire anche migliaia di anni?
Ebbene si, questo posto esiste eccome, e si trova vicino alla cittadina di Longyearbyen,
sull'isola di Spitsbergen, nella fredda Norvegia, a poco più  di 1000 km dal Polo Nord:
stiamo parlando del centro operativo dello 'Svalbard Global Seed Vault'.
<< Questo è un giardino dell'Eden ibernato. Un luogo dove la vita
può essere mantenuta in eterno, qualsiasi cosa succeda nel mondo... >>
Con le parole di J. M. D. Barroso, pronunciate nel febbraio del 2008,
veniva inaugurato uno dei progetti più ambiziosi a cui l'uomo abbia mai preso parte.
Un progetto appoggiato dalla FAO, l'organizzazione delle Nazioni Unite
per lo sviluppo e il sostentamento dell'agricoltura e dell'alimentazione.
All'interno di uno solo dei suoi tre grandi magazzini, lunghi 27 metri,
larghi 10 e alti 6, realizzati in acciaio e cemento armato per resistere
a qualsiasi tipo di calamità, e incastonati nelle solide profondità
rocciose delle montagne dell'arcipelago artico,  oggi sono già
custoditi circa 1 milione di semi arrivati da tutto il mondo. Una scelta
importante a difesa di una biodiversità che oggi non è più solo auspicabile  
ma necessaria, anzi, indispensabile alla sopravvivenza dell'uomo.
Riso, mais, frumento, cereali, orzo, patate, mele...E chi più ne ha più ne metta.
Riuscite a immaginare un futuro  senza nessuna di queste risorse alimentari?
La posizione strategica, la tecnologia e l'impegno costante, mettono al riparo
tutto questo ben di Dio da cataclismi naturali, da guerre e attacchi nucleari.
Finalmente un progetto che guarda al futuro, e una volta tanto,
lo fa in una prospettiva degna di questo nome. Quale migliore occasione poi
per ricordarlo proprio oggi che ricorre la giornata mondiale dell'ambiente?..."

 

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All'apparenza sembra
una vera e propria orchidea ma...

(26-05-2016)

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"L'abbiamo detto e ripetuto più volte: non smetteremo mai
di stupirci 
delle straordinarie doti di trasformismo che possiedono
alcuni fiori, 
spesso rasentando il virtuosismo più raffinato,
dettate dall'esigenza di attirare gli insetti e di difendersi dai potenziali pericoli.
Questa volta, però, vogliamo proporvi un caso davvero diverso: 
un insetto che fin dalla nascita fa dell'arte della trasformazione,
della simulazione e del mimetismo, una vera e propria ragione di vita.

Stiamo parlando della 'Hymenopus Coronatus', una piccola mantide che vive
nelle foreste tropicali del sud-est asiatico, meglio conosciuta come 'la mantide orchidea'.
E' talmente precoce nel suo talento interpretativo che la prima 'performance'
la mette in scena appena uscita dalle uova, virando la propria pigmentazione
in un rosso e un nero così intensi e netti da divenire la copia 
di una cimice velenosa... Pur essendo assolutamente priva di veleno!
Si tratta del primo di una lunga serie di 'inganni' che l'insetto mette in atto
per assicurarsi una vita tranquilla lontana dai predatori, a cui altrimenti
sarebbe esposto fin dalla tenera età. Ma le peculiarità di questo piccolo prodigio
non finiscono di certo qui. La caratteristica che l'ha portato alla ribalta 
come 'la mantide orchidea' nasce proprio dalla sua ultima è più clamorosa
trasformazione, quella che lo porterà ad essere parte indistinguibile dal fiore:
la colorazione diventa di un bianco delicatissimo, con qualche striatura di rosa e di verde,
mentre le zampe inferiori si allargano fino a riprodurre la forma di grandi petali immacolati.
A questo punto la fusione con un'orchidea è assolutamente perfetta.
D'ora in avanti non dovrà fare altro che aspettare pazientemente le sue vittime che,
avvicinandosi a quello che credono essere un normalissimo fiore, verranno ghermite
con rapidità dalle sue zampe anteriori, per essere poi divorate voracemente.
Fate attenzione la prossima volta che decidete di avvicinarvi
a un'orchidea con l'intenzione di godere della sua fragranza,
potreste essere presi per il naso, in tutti i sensi!..."


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Egg And Chips:
quando l'unione fa la forza! 
(24-05-2016) 

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"Melanzane e patate insieme, nella stessa pianta? A quanto pare si ed è subito successo!

Questa la novità prodotta dall'inglesissima Thompson & Morgan,
'esperti in giardinaggio fin dal 1855' come recita il logo, ad incuriosire  
e a conquistare il mercato della produzione di ortaggi. Non solo quello di tipo professionale,
spesso consolidato in dinamiche difficili da cambiare, ma anche e soprattutto quello  
dedicato alle piccole realtà, e perché no, a quello degli appassionati dell'orto in casa.
Oggi il lusso di potersi permettere un appezzamento di terreno da dedicare
alla semina e alla raccolta dei propri ortaggi è tutt'altro che scontato,
ecco allora  venirci incontro l'invenzione geniale dei tecnici della Thompson & Morgan,
ma state tranquilli, qui non si parla ne di magia ne di avveniristiche manipolazioni genetiche:
la 'Egg and Chips' sfrutta semplicemente il principio detto dell'innesto meccanico,
tanto caro ai contadini di tutto il mondo,  per favorire la 'convivenza forzata'
di frutti di tipo diverso, accuratamente selezionati, all'interno della stessa pianta,
in modo da poter offrire il meglio delle loro caratteristiche in un'unica soluzione.  
In questo caso specifico poi la pratica è facilitata dal fatto che le melanzane
e le patate appartengono entrambe alla famiglia delle solanacee. Dopo un paio di settimane
dall'aver raccolto le melanzane dalla pianta non dovremo far altro che dissotterrarla
per cavare dalle radici delle patate dolci e saporite. L'azienda garantisce 
una dolcezza anche nel sapore delle melanzane mai raggiunta prima
da nessun'altra messa in commercio fino ad oggi. .."
 

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Piñatex: cuoio naturale al 100%

Ecosostenibile e biodegradabile dalle foglie di Ananas!
(12-05-2016) 

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"Ormai non abbiamo proprio più nessuna scusa per continuare

a produrre tutto il cuoio impiegato nella realizzazione
di oggetti, accessori e capi d'abbigliamento, anche griffato,
in grado si di soddisfare i palati più esigenti dell'alta moda
ma in barba allo sfruttamento e alla sofferenza animale.
I tempi son maturi per una coscienza etica degna di questo nome
che si possa anche definire green. E tutto questo grazie all'ananas!
All'ananas e al coraggio di una designer spagnola di nome Carmen Hijosa.
Dopo un'esperienza di ben quindici anni maturata nel campo dell'alta pelletteria,
Carmen Hijosa si è ritrovata nelle Filippine per risolvere, una volta per tutte,
la questione, cercando una soluzione che soddisfacesse appieno le sue esigenze
da manager di successo con quelle dell'animalista sempre più convinta,
senza compromettere la qualità, la produzione e i ricavati delle sue aziende.
L'illuminazione è arrivata dalla scoperta di uno degli abiti tipici della tradizione  
locale filippina, il Barong Talong, realizzato proprio con foglie d'ananas.
Da lì il passo verso la nascita del Piñatex è stato davvero breve e in men che non si dica
l'intraprendente designer è riuscita a mettere in moto una prodigiosa macchina operativa
in grado di arricchire il mercato di prodotti dall'anima così green che più green non si può,
vantando collaborazioni e partnership di prestigio davvero invidiabili.
E non è tutto, perché le fibre dell'ananas necessarie alla lavorazione e alla creazione
dei fogli di Piñatex, vengono ottenute solo dai materiali di scarto delle coltivazioni,
risultando quindi a costo zero, aiutando anzi ad incrementare l'economia dei paesi coinvolti.
Senza contare che tutti i manufatti prodotti dalla Hijosa alla fine del loro 'ciclo vitale'
vengono riassorbiti dall'ambiente al 100% sotto forma di fertilizzante naturale.
Insomma, ancora una volta ci troviamo di fronte a una dimostrazione evidente
di come l'ingegno umano, quando fortemente motivato, riesce a trovare soluzioni
perfette a problemi solo all'apparenza impossibili da risolvere!..." 

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Il Natale, in un viaggio estemporaneo
fra miti, leggende e tante curiosità!
(07-12-2015)

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"Puntuale, come un appuntamento di quelli che si attendono con gioiosa trepidazione,
arriva anche quest’anno il Natale, con le sue luci, i suoi colori, i suoi suoni, i suoi profumi
e tante…Tantissime curiosità:
siete pronti a scoprirne qualcuna in nostra compagnia?
Andiamo ad iniziare quindi!


Lo sapevate che le classiche “palle di Natale” con cui siamo soliti addobbare i nostri abeti
devono la loro origine al fatto che un tempo suscitarono le risa “cristalline” del bambino Gesù?
Una leggenda, infatti, narra di come un giocoliere di visita al piccolo salvatore,
non avendo nient’altro da offrire che la propria giocoleria, decise di improvvisare uno spettacolo.
La cosa fu gradita così tanto dal bimbo che da allora le si utilizzano
per ricordare l’eco felice e beneaugurante delle sue risa.

Lo sapevate che allo scoccare della mezzanotte, tra il 24 ed il 25 di dicembre, in molti paesi del mondo
c’è la credenza che tutti gli animali acquistino, come per magia, il dono della parola?
Si racconta però che nessun uomo debba assistere ai fantastici dialoghi se tiene all’amor proprio:
il rischio è quello di perdere per sempre l’uso della vista e dell’udito. Noi vi abbiamo messi in guardia!

Lo sapevate che lo “stecco natalizio”, il dolce di zucchero realizzato nella classica colorazione
bianca e rossa, nato in Inghilterra dalla fantasia di un pasticciere particolarmente devoto,
non sarebbe altro che un triplo omaggio alla figura di Gesù? Tanto per cominciare riprende la forma
del bastone di un pastore, poi esalta i colori della purezza e del sangue versato in sacrificio,
e infine, se rovesciato, richiama alla memoria la prima lettera del suo nome, per l’appunto la “J” di Jesus.

Lo sapevate che la figura di Babbo Natale, così come la conosciamo oggi, non è altro che il risultato
di un'operazione pubblicitaria messa in piedi agli inizi degli anni trenta da uno dei colossi commerciali
più famosi di tutti i tempi quali la Coca Cola? Gli stessi colori degli abiti dell’icona natalizia per eccellenza
richiamano alla memoria proprio quelli della ben nota bevanda. Così come fu la stessa Coca Cola
ad affibbiare al “nuovo” Babbo Natale una slitta trainata da delle renne: nella tradizione popolare
che si rifà alla realtà, Santa Claus, era solito consegnare i doni
ai bambini più buoni in sella a un banalissimo cavallo bianco.

Lo sapevate che il Babbo Natale della tradizione popolare, quello che tutti attendono nella notte
tra il 24 e il 25 di dicembre, carico di doni, è ispirato alla figura di San Nicola, protettore dei bambini
e degli studenti? Ricco, e di origine turca, il santo avrebbe salvato dall’umiliazione della prostituzione
tre giovani sorelle appartenenti a una famiglia benestante, purtroppo cadute in disgrazia,
e per questo costrette a vendere il proprio corpo. Impietosito dalla dignità della loro storia Nicola donò
ad ognuna di esse un sacco ricolmo di lucenti monete d’oro. Trovando chiusa la porta di casa decise
di lasciar cadere dal camino l’inaspettato dono…Da qui la nascita della leggenda che vede
un Babbo Natale “passare” attraverso la cappa del camino!

Lo sapevate che la prima canzone di Natale ad essere cantata da degli astronauti in orbita
durante un collegamento con la Terra,  nell’ormai lontano 16 dicembre del 1965,
fu proprio la celebre Jingle Bells? Wally Schirra Jr. e Thomas P. Stafford, questi i nomi dei due astronauti
statunitensi a bordo della navicella Gemini 6, per la loro performance canora,
che è proprio il caso di definire “spaziale”, si aiutarono con un’armonica a bocca
e un filo di deliziosi campanellini.


Lo sapevate che il primo artista a dipingere una stella cometa dotata di una “coda voluminosa”
è stato Giotto, nel 1299? Fu una vera e propria rivoluzione perché fino ad allora la stella veniva rappresentata
solo da una moltitudine di puntini luminosi ravvicinati, mentre la nuova coda, piena e grande,
suscitò così tanto interesse che in breve entrò di diritto a far parte della tradizione popolare del Natale in pianta stabile.

Lo sapevate che in Catalogna, all’interno di molti dei presepi allestiti per i festeggiamenti tradizionali del Natale,
accanto alle classiche statuine che raffigurano pastori, pastorelle e contadini, ne viene inserita, curiosamente,
anche una che ripropone le fattezze di un babbo natale, accucciato e coi pantaloni abbassati,
intento a fare…I propri bisogni? Si, avete letto proprio bene! Ancora oggi sono molti gli interrogativi
circa la natura e il significato di questa presenza “inquietante” all’interno del presepe spagnolo.

Lo sapevate che il dolce più famoso del Natale, il Panettone, deve il proprio nome e la propria origine
ad uno umile sguattero di cucina a servizio della famiglia Sforza, un tal Toni (da qui “Pan di Toni” e poi “Panettone”),
che con questo dolce “improvvisato” riuscì a rimediare ad un bel pasticcio culinario? La leggenda narra
che durante un sontuoso banchetto natalizio, alla corte di Ludovico il Moro, per un errore di cottura del cuoco
venne irrimediabilmente compromesso proprio il dolce che avrebbe dovuto chiudere in bellezza la serata.
Presi dallo sconforto e dalla disperazione in cucina non sapevano proprio come rimediare a questo disastro,
fino a quando, timidamente, si fece avanti Toni dicendo che se volevano potevano servire un dolce di sua invenzione
che aveva sperimentato proprio quella mattina, mettendo insieme alcuni ingredienti avanzati dalla dispensa:
della farina, del burro, delle uova, della scorza di cedro e dell’uvetta consegnarono alla storia
quello che da allora divenne pura poesia per il palato.

Lo sapevate che White Christmas, nella versione originale, incisa da di Bing Crosby nel lontano 1942,
ancora oggi resta il pezzo di Natale più venduto della storia discografica?

 

Lo sapevate che il primo presepe vivente della storia è stato realizzato e messo in scena nientemeno
che da San Francesco d’Assisi, nel 1223, all’interno della meravigliosa cornice evocativa di Borgo di Greccio?
L’evento venne vissuto in maniera così intensa e profonda da tutti quelli che vi parteciparono e vi assistettero
che fu solo il primo di una lunga serie. Una serie interminabile visto che ancora oggi viene proposto e riproposto
da ogni parte del mondo contribuendo a tramandare una memoria storica del Natale ormai ultrasecolare.

 

Lo sapevate che il primo albero di Natale artificiale della storia è stato realizzato in Germania,
subito dopo la metà del secolo scorso? Era costituito prevalentemente da grandi piume d’oca
perché in grado di simulare alla perfezione le fattezze delle fronde naturali dell’abete,
e dipinto per intero di un bel verde brillante. Con il passare degli anni, e col cambiare della cultura,
del costume e della società, quella che all’inizio era una soluzione che rispondeva in modo straordinario
a delle problematiche di praticità domestiche divenne via via una questione di rispetto e di salvaguardia
dell’ambiente nei confronti di un disboscamento scellerato.

 

Lo sapevate che gli americani, in quanto a spesa per le luminarie e le decorazioni elettriche installate
durante tutto l’arco dei festeggiamenti per il Natale, sono primi in classifica, tanto che arrivano
a spendere ogni anno più di  sei milioni di dollari?

 

Lo sapevate che nonostante la maggior parte delle luminarie per addobbare
ed “accendere” a festa il mondo intero durante il periodo del Natale siano prodotte
all’80%  in Cina solamente l’1% dei cinesi lo festeggia?

 

Lo sapevate che nonostante la festa del Natale sia intimamente legata alla figura maschile
di Babbo Natale in realtà sono le donne per circa il 75% ad occuparsi dell’intera faccenda?
Dall’organizzazione, agli addobbi di case, strade e quartieri, dalla preparazione di banchetti
fino all’acquisto dei regali per le famiglie…Tanto che alla fine vien da domandarsi:
perché mai non iniziare a parlare di una Mamma Natale?... "


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