TUTTO BENE ALLA DATA DEL 1 SETTEMBRE 2017




Lo Zafferano: lo sapevate che?
(01-09-2017)

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"Lo sapevate che lo zafferano, oltre a indicare il nome della famosa spezia,
è anche il nome con il quale viene indicata la pianta dalla quale si ricava,
la "Crocus Sativus", pianta che appartiene alla famiglia delle iridaceae,
coltivata soprattutto
in Asia Minore, oltre che in molti paesi del bacino Mediterraneo?..."

"Lo sapevate che lo zafferano deriva, nel nome, dalla parola araba "za'faràn"
che letteralmente indica il semplice colore "giallo"?..."

"Lo sapevate che lo zafferano veniva utilizzato dai Fenici per dipingere le stoffe di giallo,
stoffe con le quali poi producevano delle tuniche che erano fra i capi d'abbigliamento
più ambiti delle signore abbienti dell'epoca?..."

"Lo sapevate che lo zafferano in Italia era talmente ricercato e prezioso
che in alcune repubbliche venne istituita una vera e propria borsa unificata ad esso dedicata,
Il Banco Dello Zafferano, responsabile delle trattative sul prezzo durante l‘acquisto
prima dell’invio presso le corti più prestigiose di Firenze, Venezia, Milano e Genova?..."

"Lo sapevate che lo zafferano, secondo un'antica leggenda, fu abbinato per la prima volta
al risotto più famoso di Milano da un cuoco abruzzese emigrato al nord, che un giorno,
vedendoselo ricevere in pagamento da un pittore squattrinato al posto del denaro,
decise di provarlo nel suo classico risotto lesso, ottenendo così un successo inaspettato?..."

"Lo sapevate che lo zafferano deve il suo colore, il suo profumo
e il suo sapore alle tante molecole contenute all’interno degli stimmi dei suoi fiori,
molecole quali la crocina, la crocetina, la picocrocina e la safranale?..."

"Lo sapevate che lo zafferano, oltre ad essere utilizzato con grandi soddisfazioni
nelle cucine di tutto il mondo, viene impiegato con successo anche in ambito farmacologico,
per il trattamento di patologie legate all’insorgere di stati depressivi?..."

"Lo sapevate che lo zafferano ha proprietà disintossicanti,
antinfiammatorie, stimolanti, ansiolitiche, digestive e antipertensive?..."

"Lo sapevate che lo zafferano richiede la lavorazione di circa 150.000 stimmi essiccati
per ottenere il corrispettivo della preziosa spezia raffinata di un solo chilogrammo,
e che forse anche per questo viene comunemente salutato

con l‘appellativo, molto eloquente, di "oro rosso"?..."


"Lo sapevate che lo zafferano possiede dei principi attivi che
se assunti in dosi eccessive possono trasformarlo in un potente veleno,
in alcuni casi in grado di provocare addirittura la morte?..."

"Lo sapevate che lo zafferano in cucina non viene utilizzato soltanto
per impreziosire il classico risotto alla milanese, ma al contrario si dimostra
fortemente eclettico, spaziando un po' dappertutto, dagli apertivi
ai dessert, dai primi ai secondi, passando attraverso ottime carni
e pesci eccellenti, non disdegnando nemmeno di fare bella
e buona presenza in numerosi infusi caldi e delicate tisane digestive?..."


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Scopriamo insieme
tutte le meraviglie della Vaniglia!

(09-08-2017)

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"La vaniglia rappresenta l'esempio perfetto di come qualche volta in natura il meglio
lo si possa ottenere attraverso un dono del tutto inaspettato, magari sotto la forma
- curiosa - di un bastoncino che è l'incarnazione della spezia più amata al mondo.
La Vanilla-Platifolia, questo il nome scientifico dell'orchidea dalla quale
si ricava la vaniglia, con cui si indica sia il fiore che la bacca, e dalla cui lavorazione
si ottiene poi la spezia raffinata, risale al termine spagnolo "vainilia", che a sua volta
fa riferimento a quello latino di "vagina", che significa letteralmente "guaina" o "baccello".
Come dicevamo, le bacche di vaniglia si ottengono da un'orchidea, di tipo rampicante,
che produce un fiore piuttosto piccolo di una colorazione che può variare
dal bianco più candido ad un giallo leggerissimo. Un'orchidea che predilige il clima umido
del fitto sottobosco delle coste tropicali, da sempre il suo habitat naturale.
Nella sua storia si è provato più volte a portarla altrove, ma purtroppo - problemi di latitudine
a parte - sempre con risultati poco incoraggianti. Questo è accaduto soprattutto
perché in alcuni contesti è stato ignorato l’apporto fondamentale di cui si faceva carico
un insetto molto particolare, quale l'Ape Melipona, specializzatosi proprio nell’impollinazione.
Attorno al 1841, però, un giovane schiavo di nome Edmond, di appena dodici anni,
del distretto territoriale di Bourbon, riuscì a compiere il miracolo mettendo a punto un sistema
di impollinazione "manuale" che risultò essere molto efficace, tanto che lo si usa
con grandi risultati ancora oggi. Ma vediamo più da vicino come funziona la produzione,
la raccolta e il trattamento delle bacche di vaniglia. Diciamo subito che le bacche
vengono raccolte solo quando la loro maturazione è giunta al massimo grado,
e solo quando è iniziato un processo di fermentazione che le porta
ad acquisire quella fragranza tipica, di cui la responsabile più meritevole è proprio
una sostanza che si viene a creare, dal nome ”vanillina". Dopo essere state raccolte
vengono immerse in abbondante acqua calda, per diverse ore. Questo serve
a bloccare e a impedire che la fermentazione in atto possa continuare,
coi rischi degenerativi che possiamo ben immaginare. Successivamente,
una volta asciugate, le si lascia al caldo, stipate in apposite casse di legno
coperte di lana al fine di garantire una buona traspirazione,
fino al raggiungimento delle condizioni ottimali per essere confezionate,
e inviate ai vari punti vendita sparsi in tutto il mondo.
In commercio esistono tanti tipi di vaniglia, tutti molto diversi fra loro sia per dimensioni,
colore, profumo e sapore. I più apprezzati sono la vaniglia Bourbon
proveniente dal Madagascar, la vaniglia Messico, dal tipico profumo caldo e fortemente speziato,
e la delicatissima vaniglia Tahiti. Ci sono poi la vaniglia Papua, della Nuova Guinea,
e quella di tipo indiano. Una vaniglia molto apprezzata è senz’altro quella che va sotto al nome
di Grivè, detta anche vaniglia "brinata". Questo nome lo si deve al fatto che la vanillina
presente in questo tipo particolare di vaniglia tende a cristallizzare sulla superficie
delle bacche, donandole un aspetto e una profumazione così intensa, e allo stesso tempo
delicata, da non avere eguali. Oltre che sottoforma dei classici bastoncini,
è possibile trovare la vaniglia in estratti, in concentrati, in polveri,
in soluzioni ed oli essenziali. Esistono anche dei preparati di vaniglia in sintesi,
che di norma si trovano in vendita in pasticcerie e farmacie ben fornite,
ma nonostante siano largamente utilizzati ed apprezzati, soprattutto in settori legati
a quello dell‘alimentazione e della cosmesi, sono ben lontani dal restituire
quella fragranza che solo un prodotto naturale al 100% garantisce.
Infine qualche suggerimento: se acquistate delle bacche di vaniglia,
non immergetele mai direttamente nelle bevande, perché sono molto potenti,
ma grattatene via solo qualche granello dalla superficie. Per la conservazione
non ci sono problemi particolari perché se riposta con cura la vanglia si conserva anche degli anni.
Piuttosto, potreste infilare le bacche nella zuccheriera, riuscendo ad ottenere così
due risultati in un colpo solo: conservare la vaniglia in modo impeccabile,
ed avere dello zucchero aromatizzato che sarà la fine del mondo!..."


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L'Albero più "fumettoso" del mondo? Il Baobab!
(02-08-2017)

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"Guardandolo è impossibile non pensare subito a un fumetto, di quelli disegnati bene, 
con un tratto di assoluta leggerezza ma anche di indiscussa maestria,
di quelli che ti entrano in testa e nel cuore, riempiendo entrambi di buonumore.
Di cosa stiamo parlando? Ma di lui: del Baobab! Un albero talmente curioso che al posto dei rami,
così corti e gonfi, e per gran parte dell'anno privi di foglie, sembra quasi avere delle radici!
Se a questo aggiungete un tronco alto si, ma, soprattutto, largo,
(si calcola che uno dei più grandi esemplari di baobab abbia raggiunto - centimetro alla mano -
i 33 metri di circonferenza) se ne ottiene un mix talmente originale
che non può non attirare l'attenzione di chi lo incontra sulla propria strada,
magari per la prima volta! Un'antica leggenda narra che un tempo gli uomini e gli animali
lo adoravano come una divinità, perché il baobab provvedeva a loro in tutto, donando frutti
e "nettare della felicità" in abbondanza. Ma gli dei, quelli veri, indispettiti da tanta insolenza,
decisero di punirlo severamente, privandolo prima dei frutti e delle foglie,

poi capovolgendolo. Da allora si iniziò a chiamarlo "il grande albero che mostra le radici al cielo".
Questo non impedì al gigante buono di continuare ad avere con l'uomo e con gli animali
quel profondo rapporto simbiotico che oggi l'ha portato ad essere un vero e proprio modello,
un esempio, un simbolo di reciproca convivenza, in grado di cingere in un solo grande abbraccio
l'Africa, il Madagascar e l'Australia! Ma andiamo ad osservarlo più da vicino, in modo da poter
svelare alcuni dei suoi preziosi segreti. Iniziamo subito col dire che i baobab sono molto longevi,
tanto che non è difficile trovarne alcuni che hanno superato le mille primavere,
e che possono crescere in altezza per un'estensione che va ben oltre i 15 metri, per non parlare
- come dicevamo - della loro larghezza impressionante. Altra caratteristica molto importante,
che li contraddistingue da tutti gli altri alberi di grande mole, è che all'interno dei loro tronchi
possono arrivare a depositare, e a custodire per un lungo lasso di tempo,
oltre 120.000 litri d‘acqua, tanto che spesso li si usa alla stregua di veri e propri serbatoi
naturali, in grado di venire in aiuto alle popolazioni indigene durante i lunghi periodi di siccità,
che come potete ben intuire, nelle sconfinate praterie della savana africana sono tutt'altro
che infrequenti. Forse anche per questo, fin dalla notte dei tempi, intere comunità di uomini
hanno sempre scelto di insediarsi, crescere e prosperare all’ombra di questi colossi.
Non a caso la parola ”baobab”, di origine araba, significa letteralmente "padre di tanti semi"
e mai nome avrebbe potuto essere più azzeccato, dal momento che le modalità
in cui i baobab vengono incontro alle necessità degli esseri umani sono davvero tante.
Ritenuti dagli stregoni degli alberi sacri, e per questo magici,

tanto che solo ad alcuni di loro è concesso di avvicinarvisi o di arrampicarsi
sui rami più alti per raccogliere i frutti migliori con cui preparare unguenti
dal potere curativo, i baobab vengono apprezzati soprattutto per la enorme quantità
e qualità delle sostanze nutritive presenti nelle foglie e nei frutti. Pensate che a parità
di peso è stato riscontrato un aumento significativo di vitamine e di sali minerali,
per non parlare della presenza di molti degli antiossidanti più importanti. Dai frutti,
che una volta giunti a maturazione somigliano a delle noci di cocco allungate dalla scorza dura,
di circa 15-30 cm, vengono estratti i semi, e soprattutto la polpa, vera prelibatezza,
da gustare sia cruda che cotta, servita in piatti di fumanti zuppe. Sempre dalla polpa
dei frutti dei baobab viene ricavata una farina, particolarmente nutriente e saporita,
che è alla base di molti dei piatti della tradizione gastronomica africana..."

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Il Contadino del futuro?
Un "nerd" fra droni in ricognizione
e macchine agricole che si guideranno da sole!

(25-07-2017)

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"Quello del contadino è un lavoro durissimo, che logora nel fisico, nella mente e nello spirito.

Solo chi l'ha sperimentato sulla propria pelle può capire fino a che punto.
Eppure, soprattutto nel corso degli ultimi decenni del secolo scorso, le innovazioni tecniche
e tecnologiche per cercare di venire incontro a quelle che sono le problematiche
e le difficoltà delle persone che lavorano ogni giorno nei campi, non sono di certo mancate.

Lo scenario che si sta prospettando all‘orizzonte da due o tre anni a questa parte, però,
è senza dubbio qualcosa di assolutamente inedito. Uno scenario che non esitiamo a definire fantascientifico
e che non avremmo mai immaginato venisse concretizzato in un lasso di tempo così breve.
Se siete dei contadini alle prime armi, freschi di coltura, in procinto di dare inizio alla vostra esperienza,
dimenticate pure l’immagine romantica dell'uomo che ingaggia quotidianamente una lotta
senza esclusione di colpi contro gli elementi della natura, nel tentativo di tornare vittorioso
dai propri campi, assicurandosi così il meritato premio per un lavoro tanto gravoso.
Come dicevamo la situazione è cambiata, e sta continuando a cambiare alla velocità della luce.
Nell‘era dell'intelligenza artificiale, dei robot, dei super droni e delle auto capaci di guida autonoma,
l‘agricoltura su larga scala non poteva certo sottrarsi dal dare il proprio contributo facendosi da parte,
restando sorda e indifferente al richiamo del futuro. Ecco allora il fiorire di tante aziende all‘avanguardia
che stanno investendo risorse sulla ricerca e sulla produzione di prodotti straordinari,
in parte già disponibili sul mercato, che - di fatto - stanno cambiando in modo radicale un rapporto,
quello fra l’uomo e la terra da coltivareche, da intere generazioni rimasto sempre uguale a se stesso!
Scopriamo così che non sono pochi quelli che hanno iniziato a sfruttare le capacità ricognitive,
a medio e lungo raggio, dei droni, soprattutto per coordinare e supervisionare le attività nei campi,
dall‘alto, riuscendo in questo modo ad intervenire con una maggiore tempestività laddove
si presentassero
situazioni di emergenza. I prezzi accessibili, l’incredibile definizione d'immagine
delle fotocamere che montano, la estrema flessibilità d‘uso, un‘autonomia che migliora sempre più
e la relativa semplicità con cui è possibile impartirgli degli ordini attraverso una programmazione
facile e intuitiva, hanno reso l'utilizzo dei droni semplicemente un’opportunità troppo ghiotta
per lasciarsela scappare senza approfittarne. Stesso discorso per le grandi macchine agricole,
quelle che nell'immaginario è impossibile non associare all'idea dell'agricoltura classica, quali trattori,
carri, seminatricì, mietitrici e mietitrebbiatrici, che proprio al pari di alcune note autovetture,
alla ribalta dei media perché in grado di guidare da sole attraverso il caos del traffico  cittadino
- grazie a un complesso sistema di sensori, di telecamere e di navigatori satellitari
gestiti da computer di bordo così evoluti da consentire al conducente e ai passeggeri di rilassarsi
senza avere l'onere della guida - iniziano anche loro a muovere i primi ”timidi passi” sui campi.
Nel caso di questi mezzi agricoli futuristici, la cabina di guida risulta essere talmente obsoleta
che quando non è strettamente necessario lasciarne una si sceglie, con determinazione,
di farne semplicemente a meno. In un contesto agricolo-naturalistico, poi, c'è chi si è spinto ben oltre,
immaginando di contrastare la profonda crisi causata dall’uso indiscriminato di prodotti chimici
che ha portato ad un assottigliarsi sempre maggiore del numero delle api, tanto da metterne
a rischio la sopravvivenza
- e con loro la produzione del fabbisogno alimentare dell'intera popolazione umana -
attraverso l'uso di un vero e proprio “esercito” di api robot, in grado di rimpiazzare
degnamente quelle reali nell'impollinazione delle piante. Insomma, come avrete di certo intuito,
siamo solo agli inizi dei possibili impieghi che una tecnologia di questo tipo,
così giovane eppure già così importante, potrebbe arrivare a sviluppare nel presente e nel futuro più immediato.
Riuscite ad immaginare il contributo di tutte queste macchine "intelligenti" una volta che lo sguardo dell'uomo
sarà volto al cielo, oltre la volta celeste di casa, alla ricerca di un nuovo pianeta dove porre
le condizioni per poter crescere e prosperare, quando la nostra cara vecchia Terra

sarà solo una roccia troppo calda e sterile per continuare a viverci?..."


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Il Cacao: lo sapevate che?

(17-07-2017)

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"Lo sapevate che il cacao deriva da una pianta originaria dell'America meridionale
che può arrivare a sfiorare anche i dieci metri d'altezza, il cui nome botanico
è "Theobroma Cacao", che in greco significa letteralmente "nutrimento degli Dei?..."

"Lo sapevate che il cacao è ricavato dalla fermentazione, torrefazione e macinazione
dei semi contenuti all'interno dei frutti di questa pianta straordinaria, detti "cabossa",
lunghi circa 15-25 cm, che variano la propria colorazione,
da un giallo-verde ad una rosso-bruno che ne decreta la piena maturazione,
e che possono arrivare a pesare anche 1 kg?..."

"Lo sapevate che il cacao arriva in gran parte dalla Costa d'Avorio, 
che col suo 1.500,000 di tonnellate annue detiene il record della produzione mondiale?..."

"Lo sapevate che il cacao era molto apprezzato ed utilizzato dai Maya,
oltre che come bevanda energetica
e tributo alle divinità, anche come moneta,
concretizzata nelle preziose
fave amare, utilizzate appunto per la compravendita di beni di ogni tipo?..."

"Lo sapevate che il cacao assunse per la prima volta la forma di un cioccolatino,
così come lo potremmo intendere oggi, nella Torino del 1800?..."

"Lo sapevate che il cacao è un vero e proprio "elisir di lunga vita", tanto che una ricerca
condotta in Inghilterra ha stabilito che ne basterebbero circa 20 grammi al giorno
per allungare la propria in maniera sensibile?..."

"Lo sapevate che il cacao, se consumato in piccole dosi giornaliere,
sarebbe in grado
di ridurre del 37% i rischi legati agli infarti, del 29% a quelli per ictus e,
incredibile ma vero, del 31% a quelli legati all'insorgere del diabete?..."

"Lo sapevate che il cacao contiene uno dei principi attivi più noti della Cannabis,
denominato "THC", in grado di produrre una leggera e piacevole euforia?..."

"Lo sapevate che il cacao ha proprietà energetiche, dietetiche, antiossidanti,
cardiotoniche, antibatteriche, immunostimolanti e persino antidepressive,
tanto da farne un autentico toccasana?..."

"Lo sapevate che il cacao, nonostante la cattiva fama costruita negli anni,
in tutte le ricerche condotte non ha mai evidenziato nessuna correlazione
con l'aumento significativo dell'acne?..."

"Lo sapevate che il cacao, secondo un'antica leggenda azteca,
sarebbe nato da una pianta cresciuta nel sangue innocente
di una giovane principessa uccisa  per mano di un gruppo di ladroni
che mirava alle ricchezze del suo giovane sposo,

e che proprio per questo ne è diventato il simbolo più evidente
dell'amore,
della fedeltà e dell'amarezza?..."

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- Alle 19.50 del 17-07-2017 *anonimo#1* scrive:"Grazie molto interessante..."


- Alle 09.10 del 18-07-2017 *Vivaio Pugliesi* scrive:"Grazie a te per aver apprezzato il nostro post e continua a seguirci!..."



Tag: vivaio pugliesi, garden, piante, fiori, cacao, cioccolato...










 

Perché ci piacciono così tanto le spezie?
(10-07-2017)

 

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"Cannella, Cardamomo, Chiodo di garofano, Coriandolo, Cumino, Curcuma, Ginepro,
Liquirizia, Menta, Mirto, Noce Moscata, Paprica, Peperoncino, Senape, Sesamo, Vaniglia,
Zafferano e Zenzero. Oltre a rispettare un ordine rigorosamente alfabetico,
vi sarete certamente accorti che stiamo parlando di spezie! Iniziamo subito col fare
una distinzione però: di spezie, non di "aromi" o di "condimenti" derivanti da.
Sebbene sia corretto affermare che ci sono tracce, più o meno concentrate,
di spezie all'interno di aromi e di condimenti, infatti, non si può certo affermare il contrario.
Ma andiamo con ordine. Fin dalla notte dei tempi le spezie hanno rappresentato
per l‘uomo una fonte pressochè inesauribile di curiosità, di fascino e di mistero.
Nate per essere un efficace sistema di difesa, a volte anche molto raffinato,
attraverso il quale tanti organismi vegetali si sono messi e si mettono tuttora
al riparo dagli attacchi dei predatori e dei parassiti più ostinati, ai nostri occhi
- e soprattutto alle nostre papille gustative - appaiono, paradosalmente,
come autentiche leccornie. Nell’Antico Egitto, oltre che in cucina dove se ne faceva buon uso,
erano impiegate con grande sapienza da sacerdoti eruditi alla misteriosa pratica dell'imbalsamazione,
imbalsamazione che ha permesso - non dimentichiamocelo - a mummie vecchie migliaia di anni
di giungere integre fino ai giorni nostri. Prodotte in origine prevalentemente dai paesi dell'India,
con il passare del tempo le spezie sono divenute uno degli elementi culturali fondamentali di tradizioni
popolari anche molto diverse e lontane fra loro. Tanto che ne siamo sempre andati
alla ricerca spasmodica, apprezzandone il ruolo da protagonista, sia nella cucina
che nella medicina, fino a sconfinare, come dicevamo, addirittura in quello della ritualità religiosa.
Molti dei paladini che sostenerono finanziariamente alcuni dei viaggi esplorativi
di personaggi leggendari del calibro di Marco Polo, Magellano e Cristoforo Colombo,
lo fecero proprio perché attratti dalla prospettiva - molto remunerativa -
di scoprire qualche nuova spezia e magari nuove rotte "vergini"
che gli consentissero
di arrivare prima e meglio allo scopo. Ma perché, in definitiva,
siamo conquistati dai colori, dai profumi e dai sapori dalle spezie?
Una recente indagine
antropologica sembrerebbe aver trovato risposta a questa domanda
sottolineando come in questo caso l'incontro fra il dato culturale e quello genetico
sia stato essenziale. Sembrerebbe, insomma, che agli albori della sua storia
l'uomo
abbia imparato, grazie all'esempio delle piante, a fare un uso intelligente
delle spezie
per proteggere se stesso, il proprio territorio e le riserve di cibo,
dagli attacchi dei parassiti e dei predatori, riuscendo così a migliorare in maniera sensibile
le proprie condizioni di vita, il che lo ha portato - molto banalmente - a vivere più a lungo.
L'evoluzione ha fatto il resto.
La cosa davvero interessante, però, è che in questa sorta
di percorso di apprendimento,
supportato come dicevamo dall‘evoluzione,
siamo riusciti a fare di questa necessità
non solo una virtù, ma addirittura un piacere,
arrivando persino a favorire la trasmissione
di tratti genetici preposti alla creazione specifica
di nuovi recettori del sapore.
In parole povere, abbiamo il gusto per le spezie perché ci piacciono,
e perchè
ne abbiamo bisogno, ma soprattutto perché siamo stati così intelligenti
da capirlo al momento giusto de
l nostro cammino evolutivo!..."


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Le Rose Arcobaleno:
una tecnica straordinaria per un effetto garantito!
(06-07-2017)


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"C'è stato un momento, qualche anno fa, in cui su tutti i giornali, le riviste di settore
e i siti specializzati, si parlò di un fenomeno che coinvolse gli appassionati di botanica,
dividendoli nelle proprie idee fino a creare delle vere e proprie fazioni opposte,
ai cui margini proliferarono, come funghi dopo un acquazzone, improbabili offerte commerciali
al limite della mitologia contemporanea, degna delle leggendarie scimmie di mare degli anni '80!
Stiamo parlando del fenomeno noto come "il mito delle rose arcobaleno"!
Chi ha avuto la fortuna di vederle davvero, però, sa bene che si tratta di un fenomeno
tutt'altro che leggendario: le rose arcobaleno esistono eccome, e chiedendo informazioni
ad un fioraio di fiducia, piuttosto che ad un vivaio ben fornito, non sono nemmeno così difficili
da trovare. Così come non è complicato procurarsi l’occorrente per "fabbricarne"
qualcuna in casa, ottenendo dei risultati che - con un po' di fortuna ed abilità -
non saranno per nulla inferiori a quelli apprezzabili nelle rose arcobaleno che oggi
troviamo in vendita. Qualche volta a prezzi forse non proprio a buon mercato,
è vero, ma sempre più che adeguati alla curiosità, allo stupore e alla meraviglia
che non mancano mai di suscitare ogni qualvolta che, come per magia,
appaiono facendo bella mostra di se. Ma come si riesce ad ottenere una rosa arcobaleno
partendo da una candida come la neve? Lo si fa iniettando del colorante alimentare,
rigorosamente naturale, acquistabile per pochi euro in ogni ipermercato o pasticceria,
all’interno dello stelo, in canali che arrivano fino alla radice di ogni singolo petalo,
che viene così impregnato in modo uniforme. Nel tempo i produttori, soprattutto olandesi,
hanno sviluppato appositi laboratori in cui i protocolli vengono attuati con una precisione
quasi chirurgica, e una velocità tale da garantire il risultato migliore nel minor tempo possibile,
riuscendo, fra l'altro, ad ottimizzare l'uso delle risorse necessarie, eseguendo un lavoro
che spesso è alla stregua dell‘opera artigianale, perché non dimentichiamoci che ogni rosa
è differente dall‘altra e che per ragioni riconducibili sia alla tecnica che alla morfologia,
interna ed esterna della rosa trattata, non ce ne potranno mai essere due uguali.
Il risultato ottenuto è davanti agli occhi e non se ne può certo discutere l'effetto.
Per tutti gli appassionati del fai da te, mettiamo di seguito le indicazioni necessarie a produrre
delle rose arcobaleno che, come dicevamo, non avranno nulla da invidiare a quelle attualmente
in commercio. Per prima cosa dovete procurarvi chiaramente delle rose,
meglio se bianche in modo da far risaltare al massimo i colori. L'ottimale
sarebbe poter utilizzare quelle di tipo vendela, meglio ancora se già
sbocciate perché sono in grado di assorbire più rapidamente il colore,
anche se a onor del vero va detto che quelle non ancora del tutto aperte,
una volta presa la tinta, tendono ad avere nel tempo una durata maggiore.
Poi avrete bisogno dei colori alimentari: del giallo, del rosso e del blu saranno perfetti.

Tre recipienti in vetro, meglio se stretti, non troppo alti e con un'imboccatura molto sottile,
dove diluire alcune gocce di colore nell’acqua. Importante: non esiste una regola precisa
circa la quantità di colore necessaria, vi basti solo sapere che più colore diluirete in acqua
più accesi, brillanti e vivaci risulteranno i petali. Per finire procuratevi un buon coltello,
sufficientemente robusto ed affilato o, in alternativa, un paio di forbici, robuste ed affilate
anch’esse, perché gli steli delle rose tendono ad essere piuttosto duri e legnosi da tagliare.
Bene, direi che possiamo passare all’azione! Dopo aver inciso e diviso lo stelo
delle rose in tre o quattro sezioni longitudinali, ognuna della stessa larghezza,
e per una lunghezza di circa 3\4 cm dalla base, immergiamoli nei rispettivi recipienti
colmi della soluzione colorata che abbiamo scelto... Ed il gioco è fatto!
Nel giro di una mezz’ora
vedremo i petali iniziare tingersi. Dopo qualche ora si riesce
a raggiungere una discreta
colorazione. Il nostro consiglio è quello di completare la procedura
in un lasso di tempo
non inferiore a un paio di giorni. In qualche occasione
potrebbe essere necessario
un tempo anche maggiore ma non disperate,
se avete curato ogni dettaglio
n ella maniera coretta il risultato non si farà attendere troppo a lungo!..."


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Frutta & Verdura
per i bambini... Ma con divertimento!

(30-06-2017)


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"A quanti di voi è capitato di avere a che fare con bambini capricciosi,
che di mangiare frutta e verdura non ne volevano proprio sapere? Credo un po’ a tutti!
Il senso di profonda impotenza che si prova davanti a una bocca serrata come la più blindata
delle casseforti è pressoché sconfinato, soprattutto quando gli espedienti iniziano
a scarseggiare e non si sa più a che santo votarsi. Bene, potete finalmente rilassarvi e tirare
un bel sospiro di sollievo, perché la soluzione a tutti i vostri problemi ce l‘abbiamo noi,
ed è fra le righe di questo post. Una soluzione che, come per magia, farà tornare
il sorriso a voi e a vostri bimbi, mettendovi in mano uno speciale grimaldello in grado
di scardinare, con dolcezza, ogni resistenza verso peperoni, melanzane, zucchine,
cavoli, pere, mele e banane… Una volta per tutte! Quello che occorre è "GIOCARE CON FANTASIA".
Nulla, infatti, è in grado di stimolare la mente di un bambino quanto il gioco fantasioso.
Quelli che vi presentiamo di seguito sono una serie di simpatici personaggi
costruiti ”ad hoc” con della semplice e coloratissima frutta e verdura
assemblata, come detto, col solo aiuto della fantasia.
Ma potete - e dovete anzi - mettervi alla prova creandone di vostri,
magari cimentandovi nella interpretazione di quelli che più
amano i vostri piccoli. Invitateli a partecipare attivamente al gioco,
mostrandogli come esplorare le infinite possibilità creative del cibo,
che si esprimono non solo attraverso la forma ed il colore, ma anche e soprattutto
- ad un livello sensoriale più profondo - sul terreno del profumo e del sapore ad esempio,
insegnandogli a sperimentare accostamenti che possono, di volta in volta,
farsi più audaci, stimolandoli sempre più. Rimarrete stupiti di come i vostri piccini
risponderanno in maniera positiva, mangiando con gusto e naturalezza
ogni vostro delizioso manicaretto. Di come saranno curiosi di testare sempre nuovi sapori,
non tirandosi mai indietro davanti alle novità. lnsegnerete loro che l'atto del mangiare
non è mai un'operazione puramente meccanica, fine a se stessa, ma è gioco, fantasia,
piacere sublime della condivisione, confronto e convivialità.
Ne farete,
in parole povere, dei bambini consapevoli e felici,
preparandoli ad essere, domani, degli adulti non meno consapevoli e felici...."


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Il Cocomero: lo sapevate che?

(19-06-2017)


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"Lo sapevate che il cocomero deriva da una pianta appartenente alla famiglia

delle cucurbitacee dal nome "Citrullus Lanatus", originaria dell'Africa tropicale?..."

"Lo sapevate che il Cocomero è il soggetto curioso di un antico geroglifico egiziano,
risalente a più di 5000 anni fa, che testimonia uno dei primi tentativi della sua coltivazione
per scopi alimentari della storia, tanto che spesso veniva anche lasciato all'interno delle tombe
degli uomini più facoltosi come una dolce fonte di sostentamento per il viaggio eterno che li attendeva?..."

"Lo sapevate che il cocomero venne introdotto per la prima volta in Europa
intorno al XIII secolo, grazie all'ondata d'espansione territoriale dei guerrieri musulmani?..."

"Lo sapevate che il cocomero è conosciuto con questo nome soprattutto nell'Italia centrale,
e che nel nord Italia invece è noto con quello meno diffuso di anguria,
così come nel meridione lo si indica con quello di melone ( o mellone) d'acqua?..."

"Lo sapevate che il cocomero, proprio come i pomodori e i peperoni,
deve il suo bel colore rosso alla presenza del licopene, che è uno dei migliori antiossidanti presenti in natura?..."

"Lo sapevate che il cocomero, a seconda del tipo, può avere una polpa interna rossa, bianca, gialla o arancio,
composta per il 93% d'acqua e per il restante 7% soprattutto da fruttosio e vitamine?..."

"Lo sapevate che il cocomero esiste in più di 1200 varietà, tutte molto diverse fra loro,
tanto che la più piccola arriva a pesare poco meno di 1 kg, mentre la più grande supera abbondantemente i 90 kg?..."

"Lo sapevate che il cocomero, in Giappone, viene fatto crescere all'interno di contenitori in plexiglass
allo scopo di costringerlo a una forma squadrata, così da consentirgli, poi,
di essere stipato più facilmente sui mezzi di trasporto durante la distribuzione ai vari punti vendita?..."

"Lo sapevate che il cocomero, pur essendo un prodotto fortemente stagionale,
grazie alle coltivazioni intensive svluppate in serra, è oramai disponibile per gran parte dell'anno?..."

"Lo sapevate che il cocomero, in alcune zone dell'Africa, riesce a produrre
senza particolari problemi anche più di cento frutti per pianta?..."

"Lo sapevate che il cocomero conta solo 20 calorie ogni 100 grammi di prodotto,
e che questo, unito al grande potere dissetante e depurativo riconosciutogli,
lo rendono - di fatto - uno degli alleati più efficaci per riuscire a portare a termine una dieta?..."


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